Molte case trevigiane
mantengono ancora inalterato il loro assetto architettonico e in molti casi
anche la decorazione parietale.
Percorrendo le strade cittadine si possono infatti incontrare varie
tipologie di case, alcune con caratteri gotici, altre con caratteri
rinascimentali e altre ancora di aspetto ottocentesco. Tutte comunque
raccontano delle storie, di persone che le hanno abitate, vissute e
trasformate. Una città medievale che, cambiati i gusti, nel corso dell’Ottocento
ha visto rettificare molti dei suoi prospetti.
Questa però è la storia di una casa che ha mantenuto inalterato il suo
fascino e le sue forme.
Nel 1935 Luigi Coletti, parlando delle
case trevigiane disse: “nessuna forse ha l’importanza architettonica del grande
palazzo, ma hanno tutte un notevole interesse, sia considerate singolarmente,
sia nel loro complesso, per il carattere che conferiscono alla città, e per la
continuità di alcuni elementi struttivi e decorativi, che permangono durante
secoli, pure attraverso l’adattamento a stili vari”.

Dall’analisi dei prospetti delle due unità edilizie, si può ipotizzare
che l’unità 29 sia stata costruita in un periodo di poco antecedente a quella
27. Infatti, essa presenta degli elementi costruttivi, come l’ampio arco a
tutto sesto a doppia altezza sopra il quale si aprono tre fornici con assetto
assiale sul fronte principale con poggiolo centrale e finestre laterali ad esso
molto ravvicinate, che fanno ritenere sia stata costruita nella prima metà del
XV secolo. L’unità adiacente invece, il cui affaccio è partito da due archi a
tutto sesto e, nell’ordine superiore da tre aperture ravvicinate, presenta
nella parte alta della facciata un tondo in pietra raffigurante lo stemma
bernardiniano che collocherebbe la costruzione dell’edificio a non prima
dell’ultimo quarto del XV secolo. Il ricco apparato decorativo, presente
soprattutto nell’unità edilizia 27, confermerebbe inoltre questo tipo di
datazione.

Dal punto di vista storico documentario, poco si sa dei due edifici.
Al momento della loro costruzione, sicuramente il tessuto urbano in cui si sono
inseriti era già consolidato. Nelle immediate vicinanze infatti erano collocati
due importanti fabbricati: alle loro spalle si trovava la casa torre degli
Oliva del XIII secolo, già destinata a stazione di posta dalla Repubblica
Veneziana, dalla quale poi prese il nome l’intera contrada, e di fronte la
torre Rossignona o del cambio che nel XIV secolo venne data in uso a banchieri
fiorentini . Oltre a questi importanti capisaldi,
nelle immediate vicinanze delle unità in oggetto dovevano esistere degli
edifici adibiti a casa bottega fin dal periodo medievale visto che il
Calmaggiore, antico decumano massimo di epoca romana, era uno dei principali
assi viari della città.

In un successivo censimento delle botteghe e degli edifici presenti in
città nel 1710, data del rilevamento, si legge invece che, per l’unità 29, Tizzian
Cavalli ha casa e bottega ad uso di Callegher,[confina] da una la corte
dall’altra li nob. Antonio Fratelli Pola e dall’altra strada pubblica. Ad
affitto a Iseppo Chialdira Calleghir, mentre per l’unità 27, D. Giacomo
Voladin ha casa con bottega ad uso di Cappelir con altra bottighetta annessa ad
uso di Marzer con l’insegna di Sant’Osvaldo conf. da una la corte, dall’altra
il Tizian Cavalli, davanti strada pubblica. Tenuta per suo uso e la bottighetta
affitata a D. Zuane Brissan.
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