MATHEMAUCI PRIMUM/ CASSINENSIS HUIUS FAMILIAE VIRGINES/ IN COENOBIO SS. BASSI,
ET LEONIS/ SUB IPSA REIPUBLICAE INITIA,/ DEINDE/ IN INSULA S. SERVULI M. A
PETRO AB: SS. BEN: ET HILARII DONATA/ AN D(om)NI MCIX/ AN(n)UENTIB’ ORDELAPHO FALETRO
DUCE, ET IO: GRAD:CO PAT: GRAED(en)SI/ SEDEM FIXERUNT./ PROPTER EXIMIAE EXEMPLA SANCTIMONIAE/ PUBLICAE
PRIVATAEQ: RE ID COM(m)ODUM ACCIDIT//
Questa lapide commemorativa ricorda le
vicissitudini delle monache benedettine del monastero dei Santi Leone e Basso
di Malamocco, terra anticamente chiamata Matamauco, che nel 1109 lasciarono il loro cenobio originario - reso pericolante a seguito di un bradisismo
(altri parlano di una spaventosa mareggiata) - per trasferirsi nell’isola di San
Servolo.

Le monache benedettine rimasero
nell’isola per più di cinque secoli. Nel 1615, infatti, vista anche
l’insalubrità dell’isola e la vacanza della sede del convento dei Gesuiti, nel
frattempo espulsi da Venezia, le monache trasferirono il loro cenobio sotto il titolo di
Santa Maria dell’Umiltà.

Con
l’espulsione, nel 1606, dei Gesuiti dalla città e dall’intero territorio della
Dominante, il convento e la chiesa dalla Madonna dell’Umiltà vennero affidati
nel 1615 alle monache benedettine dell’isola di San Servolo che li ressero fino
alla soppressione napoleonica. L’intera struttura venne poi abbattuta nel 1824.
Per ulteriori informazioni sul complesso di Santa Maria dell'Umiltà, suggeriamo questa lettura:
Fonti bibliografiche e archivistiche:
Moschini
G.A., La chiesa e il seminario di S.
Maria della Salute in Venezia, Venezia 1842, p. 87 n. 95
Franzoi
U.-Di Stefano D., Le chiese di Venezia,
Venezia 1975 p. 236
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